Il trading del petrolio attira i trader per molte ragioni, a partire dal ruolo che questa materia prima ha nell’economia globale. Il greggio, miscela di sedimenti idrocarburici che si forma in natura, è la fonte da cui nascono benzina, gasolio e gli altri prodotti petrolchimici. Uno dei motivi del suo valore è il carattere non rinnovabile: una risorsa scarsa, con una domanda in crescita da decenni.
Il petrolio è determinante per una lunga serie di settori, dai trasporti alla produzione di plastiche, fertilizzanti, computer e persino cosmetici. Per questo influisce sul prezzo di quasi qualsiasi prodotto. Tra i tipi di greggio più noti sul mercato ci sono il West Texas Intermediate (WTI) e il Brent, che si distinguono per origine geografica e proprietà fisiche.
Nota: ogni goccia di petrolio contiene energia che si è formata in milioni di anni: in sostanza è energia solare catturata da organismi vegetali e animali della preistoria.

Brent (in viola) e WTI (in blu) in dollari al barile, dati mensili. Per oltre un secolo il petrolio si è scambiato a poche unità di dollari; i movimenti bruschi sono arrivati con gli shock petroliferi degli anni Settanta, il picco del 2008 e il crollo del 2020. Le due serie restano vicine tra loro, la differenza è questione di dollari, non di decine. Grafico: TradingView, dati al 16 agosto 2026.
Quali tipi di petrolio esistono
Esistono diversi tipi di greggio, ciascuno con proprietà fisiche differenti come la viscosità e il contenuto di zolfo. Sono queste caratteristiche a stabilire se un petrolio è leggero o pesante e dolce o acido, con effetti sul prezzo e sull’impiego in raffineria. Ogni grande regione fissa il proprio greggio di riferimento per seguire i movimenti dei prezzi.
- West Texas Intermediate (WTI) è un greggio leggero con basso contenuto di zolfo e gravità API intorno a 40, molto richiesto negli Stati Uniti.
- Il Brent proviene dal Mare del Nord, è anch’esso leggero e con proprietà simili al WTI, ma con un contenuto di zolfo leggermente superiore.
- Il Dubai (o Fateh) è più pesante e ha un contenuto di zolfo maggiore, il che lo rende una varietà «acida». Serve da riferimento per i prezzi del petrolio in Medio Oriente.
- L’Urals è un greggio pesante e acido, la principale miscela d’esportazione della Russia.
- Il Bonny Light nigeriano è un greggio leggero, apprezzato dalle raffinerie europee e americane, che fa da riferimento per il petrolio africano.
- L’OPEC Basket raccoglie una miscela dei vari greggi prodotti nei paesi OPEC ed è di solito più pesante sia del WTI sia del Brent.
Perché provare il trading del petrolio
Rispetto alle azioni tradizionali, il trading del petrolio offre ad alcuni investitori vantaggi specifici. A seconda degli obiettivi, il greggio può servire per diversificare il portafoglio, per proteggersi dall’inflazione o per operazioni speculative.
Diversificazione del portafoglio
Il petrolio entra in portafoglio perché non si muove come le azioni. Vale però a una condizione, e quella condizione si può calcolare: una piccola posizione riduce la volatilità complessiva del portafoglio solo se la correlazione tra i due attivi è inferiore al rapporto tra le rispettive oscillazioni. Il petrolio oscilla circa il doppio di un indice azionario, quindi la soglia si colloca intorno a 0,45.
Il problema è che la correlazione non è una costante. Prima del 2008 restava vicina allo zero e la condizione era rispettata comodamente. Dopo la crisi finanziaria si è spostata verso 0,3 e nella fase acuta del crollo è schizzata a 0,8. Sopra quella soglia il petrolio non abbassa la volatilità del portafoglio, la alza: il beneficio della diversificazione svanisce esattamente quando servirebbe di più.
Protezione dall’inflazione
Con il petrolio conta da dove arriva l’inflazione. In caso di shock di offerta funziona bene come copertura: nel 2022 le materie prime sono state praticamente l’unica classe di attivi in positivo, mentre l’S&P 500 lasciava sul terreno oltre il 18%. In una crisi di domanda vale l’opposto. Nel 2008 il greggio è sceso da 145 dollari al barile a circa trenta, oltre tre quarti del suo valore, mentre l’indice azionario perdeva circa il 37%.
Il petrolio non è nemmeno indipendente dai cambi. La Banca nazionale ceca ha calcolato che dal 2007 la correlazione tra i rendimenti del prezzo del Brent e il cambio del dollaro è intorno a −0,6 e che a un indebolimento del dollaro dell’1% si accompagna un rialzo del prezzo del greggio in media del 2,1%. All’investitore in euro, al movimento del prezzo si aggiunge quindi il cambio dell’euro sul dollaro, la valuta in cui il petrolio è quotato.
Speculazione sui prezzi del petrolio
Il petrolio è noto per la volatilità dei prezzi, che però tende a essere sopravvalutata. La variazione giornaliera assoluta mediana del WTI si aggira intorno all’1,3% e storicamente un movimento superiore al 5% capita più o meno in una seduta su venti. È comunque più di un indice azionario, ma siamo lontani dall’idea di un greggio che si muove ogni giorno di un decimo.
Interessante è come quei numeri cambino in un mercato teso. Dalla chiusura dello stretto di Hormuz la quota di giornate con movimenti superiori al 5% è più che raddoppiata. È proprio questa irregolarità ad attirare speculatori e investitori istituzionali: nei periodi calmi le occasioni sono poche, un singolo evento geopolitico ne concentra più di quante ne abbia offerte l’intero anno precedente.
Il tuo capitale è a rischio.
Come fare trading sul petrolio con un capitale minimo
Il trading del petrolio richiede conoscenze più ampie e più decisioni rispetto ad altri tipi di attivi, perché il mercato mette a disposizione strumenti diversi, dai derivati sul greggio alle azioni delle compagnie petrolifere. Ogni approccio ha i suoi vantaggi, ma anche rischi e requisiti specifici.
CFD sul petrolio e leva finanziaria
Uno dei modi più semplici per entrare nel trading del petrolio sono i CFD sul greggio (contratti per differenza, dall’inglese «Contracts for Difference»). Il CFD è un accordo tra trader e broker sul profitto o sulla perdita derivante dalla differenza tra prezzo di ingresso e prezzo di uscita. I CFD permettono di speculare sia sul rialzo sia sul ribasso del prezzo senza possedere petrolio reale. I contratti CFD consentono di operare sul greggio senza necessità di possesso fisico e sfruttando la leva finanziaria, con un investimento iniziale contenuto e la possibilità di iniziare da un conto demo.
I CFD sul petrolio permettono di sfruttare la leva finanziaria, cioè di controllare una posizione più grande con meno capitale. Con una leva 1:10, per esempio, al trader basta investire il 10% del valore della posizione. Se il valore della posizione in CFD sul petrolio fosse quindi 100 USD, al trader ne basterebbero 10 USD. L’effetto amplifica il profitto potenziale, ma anche il rischio: un piccolo movimento di prezzo può incidere parecchio sul risultato.
Grazie alla leva è possibile iniziare a operare sul petrolio anche con un capitale iniziale relativamente ridotto, spesso già dell’ordine di poche decine di dollari. Questo rende i CFD sul greggio accessibili a una platea più ampia di trader. Resta però da tenere presente che la leva non aumenta solo il potenziale di guadagno, ma anche il rischio di perdita, e che si dovrebbe operare solo con una piena comprensione dei rischi.
La leva 1:10 sul petrolio, del resto, non è l’offerta di un singolo broker ma un tetto. Per i clienti al dettaglio lo ha fissato nel 2018 l’ESMA, l’autorità europea dei mercati, e dal 2019 i regolatori nazionali lo hanno recepito come misura permanente: il margine iniziale sui CFD su materie prime diverse dall’oro deve essere almeno il 10% del valore della posizione. Una leva più bassa il broker può offrirla, una più alta no.
Al tetto si accompagnano altre due regole, di cui spesso ci si dimentica. La protezione dal saldo negativo significa che su un conto CFD non si può perdere più di quanto ci sia sopra, e il calcolo riguarda l’intero conto, non la singola posizione. E non appena il valore del conto insieme al profitto non realizzato scende sotto la metà del margine versato, il broker chiude obbligatoriamente le posizioni. Entrambe valgono solo per i clienti non professionali: chi si fa riclassificare come professionale perde l’una e l’altra.
Swap e costi di mantenimento
Tenere una posizione aperta durante la notte comporta uno swap, cioè gli interessi per il finanziamento della posizione in un’operazione a leva. Lo swap dipende dalla durata della posizione e dalla differenza tra i tassi delle valute con cui l’operazione è finanziata. Sui CFD sul petrolio, dove si specula spesso su movimenti di breve periodo, lo swap può contare poco, ma su un mantenimento prolungato incide in modo evidente sulla redditività.
Rollover dei contratti
I CFD sul petrolio derivano spesso da contratti futures, che hanno una durata limitata e scadono in date precise. Perché il trader non debba chiudere la posizione prima della scadenza, la maggior parte dei broker offre il rollover del contratto, cioè il passaggio della posizione su un nuovo futures con scadenza successiva. Il rollover comporta una piccola commissione e di solito anche un aggiustamento del prezzo della posizione in base al nuovo contratto.
Quell’aggiustamento è di norma più caro della commissione stessa e dipende dalla forma della curva dei futures. Il contango è la situazione in cui il contratto più lontano costa più di quello vicino: chi rinnova la posizione vende a meno e compra a più, quindi a ogni passaggio lascia qualcosa sul tavolo. La backwardation è il caso opposto, con il contratto più lontano meno caro e il rollover che al contrario rende. Sul petrolio il contango compare quando il mercato è ben rifornito e lo stoccaggio ha un costo, la backwardation quando il greggio fisico scarseggia.
La differenza tra i due regimi non è accademica. Tra il 2006 e il 2020 rinnovare i contratti sul petrolio è costato in media circa l’1% al mese, mentre nel periodo 2021-2024 ha reso circa lo 0,6% al mese. Su una posizione tenuta pochi giorni la cosa si perde nel rumore. Su una posizione tenuta un anno si parla di decine di punti percentuali, e pesa sul risultato più della previsione sulla direzione del prezzo.
Esempio di operazione long e short sul petrolio con leva 1:10
Il trading del petrolio consente di guadagnare non solo dal rialzo, ma anche dal ribasso del prezzo: basta scegliere se aprire una posizione long (di acquisto) o short (di vendita). Le applicazioni e le piattaforme dei broker semplificano il processo e accompagnano il trader in tutti i passaggi fino all’esecuzione dell’ordine.
1. Operazione long sul petrolio (posizione di acquisto)
Immaginiamo un trader che si attende un rialzo del prezzo del petrolio e decide di aprire una posizione long con un CFD sul greggio. Il prezzo corrente è di 100 USD al barile. Grazie alla leva 1:10 al trader serve solo un decimo del valore del contratto, cioè il 10%.
Apertura della posizione:
- Il trader decide di comprare 10 contratti CFD, pari a 10 barili di petrolio.
- Il valore della posizione è quindi: 10 barili x 100 USD = 1.000 USD.
- Con la leva 1:10 al trader serve solo il 10% di 1.000 USD, cioè 100 USD.
Rialzo del prezzo:
- Il prezzo del petrolio sale da 100 USD a 105 USD al barile.
- Il profitto su ogni barile è quindi di 5 USD.
Calcolo del profitto:
- 10 barili x 5 USD = 50 USD.
Grazie alla leva 1:10 il trader ha guadagnato 50 USD su 100 USD, pari a una rivalutazione del 50%.
2. Operazione short sul petrolio (posizione di vendita)
In questo caso il trader ritiene che il prezzo del petrolio scenderà e apre quindi una posizione short (di vendita) su un CFD sul greggio. Il prezzo del petrolio è di nuovo 100 USD al barile e la leva resta 1:10.
Apertura della posizione
- Il trader decide di vendere 10 contratti CFD, pari a 10 barili di petrolio.
- Il valore della posizione è 10 barili x 100 USD = 1.000 USD.
- Grazie alla leva 1:10 al trader basta il 10% di 1.000 USD, cioè 100 USD.
Ribasso del prezzo
- Il prezzo del petrolio scende da 100 USD a 95 USD al barile.
- Il profitto su ogni barile è di 5 USD (la differenza tra prezzo di ingresso e di uscita).
Calcolo del profitto:
- 10 barili x 5 USD = 50 USD.
Come nella posizione long, il trader ha guadagnato 50 USD sui 100 USD iniziali, arrivando di nuovo a una rivalutazione del 50%.
3. Quando il mercato si gira contro la posizione
Entrambi gli esempi precedenti sono andati bene, solo che la leva funziona con la stessa forza nei due sensi. Al calcolo va perciò aggiunto un terzo caso. Il trader ha la stessa posizione long su 10 barili a 100 USD, quindi 1.000 USD di valore coperti da 100 USD di margine.
Ribasso del prezzo:
- Il prezzo del petrolio scende da 100 USD a 95 USD al barile.
- La perdita su ogni barile è di 5 USD.
Calcolo della perdita:
- 10 barili x 5 USD = 50 USD.
Un movimento del cinque per cento nella direzione sbagliata toglie quindi metà del margine versato. Con un calo del 10% il margine è finito del tutto e il broker chiude la posizione da solo. Il petrolio, del resto, si muove del cinque per cento in una giornata più o meno una volta ogni venti sedute: lo scenario non è ipotetico, è una situazione operativa ordinaria da mettere in conto in anticipo con uno stop loss.
La prova sul conto demo
Per chi inizia, provare i CFD sul petrolio su un conto demo è un ottimo modo per testare una strategia senza rischiare denaro vero. Il conto demo dà accesso alle condizioni di mercato ma con capitale virtuale, il che permette di provare approcci diversi e di capire la dinamica del mercato petrolifero, compreso l’effetto di leva, swap e rollover dei contratti.
Bonus: come investire nel petrolio?
L’investimento nel petrolio si può affrontare in modi diversi, adatti sia a chi comincia sia a chi ha già esperienza. Qui sotto vediamo le principali strade per investire nel greggio, con i vantaggi e i rischi di ciascuna.
1. Azioni petrolifere
Le azioni petrolifere sono uno dei modi più semplici per investire sul mercato del greggio. Si tratta di comprare titoli di società attive nell’estrazione, raffinazione, trasporto o distribuzione del petrolio. Tra le più note ci sono per esempio ExxonMobil, Chevron o BP. Il vantaggio di questo tipo di investimento è che l’investitore beneficia sia del rialzo del prezzo del petrolio sia della redditività complessiva della società.
| Società | Prezzo | Variazione | Variazione % | Capitalizz. |
|---|---|---|---|---|
| 160,10 USD | +1,49 USD | +0,94 % | 658,32 mld. USD | |
| 200,00 USD | +2,30 USD | +1,16 % | 392,32 mld. USD | |
| 90,47 USD | +1,33 USD | +1,49 % | 249,80 mld. USD | |
| 88,33 USD | +1,28 USD | +1,47 % | 195,84 mld. USD | |
| 42,53 USD | +0,22 USD | +0,52 % | 109,53 mld. USD | |
| 126,78 USD | +2,26 USD | +1,81 % | 152,31 mld. USD |
Quotazioni indicative e differite. Cliccando sulla società si apre la scheda con il grafico.
Va però ricordato che un rialzo del prezzo del greggio non si traduce automaticamente in utili maggiori per le compagnie petrolifere. I prezzi del petrolio possono essere instabili, e disastri come le fuoriuscite di greggio o cambi normativi possono danneggiare seriamente investimenti altrimenti promettenti. Conviene quindi concentrarsi su società con attività diversificate e conti solidi.
Vantaggi:
- Semplicità di acquisto e di gestione delle azioni
- Possibile crescita del titolo quando sale il prezzo del petrolio
- Dividendi in alcune società
Svantaggi:
- Rischio di calo della redditività con prezzi del greggio volatili
- Impatto di incidenti e disastri ambientali
2. ETF sul petrolio
Gli ETF sul petrolio (exchange-traded funds) sono fondi che investono in materie prime petrolifere o in azioni di compagnie del settore. I due esempi citati più spesso, però, fanno cose diverse. Lo United States Oil Fund (USO) detiene futures sul WTI, quindi segue il prezzo del greggio compresi tutti i costi di rollover. L’Energy Select Sector SPDR Fund (XLE) non detiene petrolio: replica il settore energetico dell’indice S&P 500, cioè le azioni di ventuno società, dove ExxonMobil e Chevron da sole valgono oltre un terzo del fondo. Porta con sé rischio azionario, margini di raffinazione e dividendi, e con il prezzo del petrolio si muove solo in parte.
Gli ETF sul petrolio hanno il pregio di distribuire l’investimento su più società o di dare esposizione alla materia prima senza aprire un conto presso un broker di derivati. Prima di scegliere un fondo legato al prezzo del greggio, però, conviene guardare che cosa ha fatto davvero un fondo del genere in vent’anni.

Il fondo USO e il contratto futures WTI più vicino dalla nascita del fondo, entrambe le serie riportate a base comune 100 nel maggio 2006. Il prezzo del petrolio oggi è del 16% più alto di allora, il fondo del 77% più basso. La differenza non la fa la commissione di gestione dello 0,45% annuo, ma il rollover dei contratti. Dati: Yahoo Finance, chiusure mensili al 14 agosto 2026.
Lo si è visto nel modo più evidente nel 2009, quando il prezzo spot del WTI è salito del 78% mentre USO nello stesso anno metteva a segno solo il 14%. Nel 2020 il fondo ha perso il 68%, a fronte di un prezzo spot in calo del 21%. Il collasso del contratto di aprile lo ha costretto a distribuire la posizione su contratti con scadenza fino a giugno 2021 e a fare un raggruppamento inverso in rapporto 1:8; la commissione americana per i titoli gli ha poi inflitto, nel novembre 2021, una multa da 2,5 milioni di dollari per come aveva comunicato quei cambiamenti.
Niente di tutto questo significa che il fondo sia gestito male: fa esattamente quello che dichiara nel prospetto. Significa che un fondo su futures non è la stessa cosa di un barile di petrolio in cantina, e che per un orizzonte superiore a qualche settimana questa differenza va messa in conto in anticipo.
Vantaggi:
- Diversificazione all’interno del settore petrolifero
- Negoziazione e gestione semplici
- Possibilità di investire sulla materia prima stessa
Svantaggi:
- Nel lungo periodo i fondi su futures restano indietro rispetto al prezzo del petrolio per via del rollover
- Alcuni ETF possono essere volatili a causa delle oscillazioni dei prezzi
- Le commissioni di gestione possono ridurre il rendimento
3. Futures e opzioni sul petrolio
Per gli investitori esperti ci sono i futures e le opzioni sul petrolio, strumenti finanziari che permettono di speculare sul rialzo o sul ribasso del prezzo del greggio. I contratti futures rappresentano l’impegno a comprare o vendere una certa quantità di petrolio a un prezzo stabilito in anticipo per una data futura. Le opzioni danno invece il diritto, non l’obbligo, di comprare o vendere petrolio a un prezzo fissato in anticipo.
Questi strumenti possono portare guadagni consistenti grazie all’elevata leva, ma sono anche molto rischiosi. Un piccolo movimento del prezzo del petrolio può tradursi in un forte profitto o in una forte perdita, e per questo la strada è adatta solo a trader esperti, con alta tolleranza al rischio.
Vantaggi:
- Alto potenziale di guadagno sui movimenti di prezzo
- Possibilità di speculare sia al rialzo sia al ribasso
- Adatti al trading di breve periodo
Svantaggi:
- Rischio elevato e possibilità di perdite consistenti
- Richiedono esperienza e conoscenza del mercato
- Gestione e monitoraggio del mercato impegnativi
4. Fondi comuni sul petrolio
I fondi comuni sul petrolio sono un’altra possibilità per chi vuole esposizione al mercato del greggio senza dover gestire i singoli contratti. Questi fondi investono in vari tipi di contratti futures o di opzioni. A differenza degli ETF ordinari, i fondi su materie prime sono costruiti espressamente per seguire i prezzi del petrolio, il che offre l’occasione di guadagnare direttamente dal movimento della materia prima.
Vantaggi:
- Esposizione diretta al prezzo del petrolio
- Gestione più semplice rispetto ai singoli contratti futures
- Adatti alla diversificazione del portafoglio
Svantaggi:
- Commissioni di gestione e rischio di volatilità
- I fondi possono risentire delle oscillazioni sui mercati dei futures
Che cosa influenza il prezzo del petrolio?
Il prezzo del petrolio, come per le altre materie prime, dipende in primo luogo da domanda e offerta. Essendo una merce «fungibile», il greggio ha un valore standardizzato a prescindere dal luogo di origine. Mille barili di WTI, per esempio, sono sul mercato la stessa unità, che arrivino dal Texas o dal Nord Dakota. Le scorte mondiali e la facilità con cui il greggio si sposta a livello internazionale premono sulla formazione del prezzo: anche oscillazioni contenute dell’offerta o della domanda possono avere effetti marcati.
Nuove fonti come le sabbie bituminose canadesi e il petrolio di scisto americano aumentano l’offerta mondiale e possono abbassare il prezzo quando la domanda è alta. L’estrazione da queste fonti alternative è però costosa, il che la rende economicamente conveniente solo con prezzi del greggio più elevati.
Le prospettive di domanda di lungo periodo sono cambiate parecchio negli ultimi anni. L’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) oggi non lavora con un solo numero, ma con scenari: in quello che considera solo le politiche già adottate, i consumi toccano il massimo intorno al 2030 a circa 102 milioni di barili al giorno e poi girano verso il basso. La crescita dei consumi nei paesi in via di sviluppo, nella petrolchimica e nel trasporto aereo smette progressivamente di prevalere sul calo che nei paesi OCSE arriva dalla mobilità elettrica e dai motori più efficienti.
Nel breve periodo, però, decide l’offerta, non la tendenza di fondo. Secondo il rapporto mensile dell’IEA di agosto 2026, quest’anno i consumi mondiali di petrolio caleranno di 1,6 milioni di barili al giorno a causa delle interruzioni delle forniture.
Altrettanto conta quanto greggio i produttori tengono in riserva. L’OPEC nel 2026 è cambiato: dopo l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dal 1° maggio conta undici membri e pesa per circa il 31% della produzione mondiale. Più di quella quota conta però la capacità inutilizzata, cioè il volume che il cartello riuscirebbe a mettere sul mercato nel giro di poche settimane: oggi è stimata intorno a 1,1 milioni di barili al giorno. Con una riserva così sottile, anche un’interruzione locale si riflette subito sul prezzo.
Nota: il 20 aprile 2020 il contratto americano WTI con consegna a maggio si è liquidato a −37,63 USD al barile. Si trattava di un singolo contratto in scadenza con consegna fisica a Cushing, dove le capacità di stoccaggio erano esaurite, e chi lo deteneva era disposto a pagare pur di non ritirare il greggio. Il Brent, che si liquida per contanti, non è mai andato sotto zero: il suo minimo è stato 9,12 USD il giorno dopo.
Conclusione
Investire nel petrolio può essere una scelta interessante per diversificare il portafoglio e proteggersi dall’inflazione, ma è importante soppesare tutti i rischi e i vantaggi delle singole possibilità. Ogni forma di investimento ha caratteristiche proprie ed è adatta a tipi diversi di investitore: dal più prudente, che preferisce le azioni petrolifere stabili, allo speculatore che cerca di sfruttare i movimenti del prezzo con futures e opzioni.
Suggerimento finale: con il petrolio decide la durata della posizione. Su pochi giorni lo strumento conta poco, su un anno i costi di rollover cominciano a pesare più della previsione sulla direzione del prezzo.
Il confronto delle condizioni concrete si trova nella panoramica dei broker sul petrolio.