Bottom line vs. top line in borsa: spiegazione

Martin Krpenský Verificato dalla redazione
Pubblicato 7 min di lettura
Conto economico letto dall'alto in basso, ricavi in alto e utile netto in basso
Indice dell'articolo

Quando si parla della valutazione di base delle azioni di una società tornano quasi sempre due termini: top line e bottom line. Perché è importante che entrambi crescano?

La top line indica i ricavi della società, cioè quanto ha incassato in un dato periodo. La bottom line è l’utile netto che resta dopo costi operativi, ammortamenti, interessi e imposte. La riga in basso mostra quanto la società produce davvero per i propri azionisti.

Le società pubblicano entrambi i dati ogni trimestre, con un quadro più ampio una volta l’anno. Vediamo che cosa significa la crescita di ciascuno e che cosa fa divergere ricavi e utile.

Dove stanno i due numeri nel prospetto

Nessuno dei due nomi è casuale. Nascono da come il conto economico appare sulla carta: i ricavi stanno in cima, l’utile netto in fondo. In mezzo scorre una successione di sottrazioni, ed è proprio questa a spiegare perché i due numeri spesso si muovono in modo diverso.

Riga del conto economicoChe cosa contiene
Ricavi (top line)tutto ciò che la società ha venduto nel periodo
− Costo del vendutocosti diretti di ciò che è stato venduto
= Margine lordoquanto resta per far funzionare l’azienda
− Costi operativistipendi, marketing, sviluppo, amministrazione
= Risultato operativo (EBIT)il risultato del business in sé
− Oneri finanziariil prezzo del debito
− Imposte sul redditola quota dello Stato
= Utile netto (bottom line)quanto resta agli azionisti

Leggendo questa colonna dall’alto in basso si vede subito dove la società va bene e che cosa la frena. I ricavi possono crescere, ma se i costi crescono più in fretta la riga in basso non si muove. Al contrario, l’utile netto può balzare in una società con ricavi fermi, solo perché ha rimborsato debito e risparmiato interessi.

Che cosa guardare sulla top line

La crescita della top line riguarda i ricavi e si valuta o trimestre per trimestre o rispetto all’anno precedente, quindi sugli ultimi dodici mesi, di solito indicati con la sigla TTM, Trailing Twelve Months. Contano tre cose.

1. Volumi di vendita più alti

Volumi più alti di servizi, prodotti e così via possono nascere da un’espansione rapida, da acquisizioni oppure da quote di mercato sottratte alla concorrenza. In alcuni settori, per esempio i beni industriali, il volume è il motore decisivo della top line.

2. Prezzi più alti

La seconda strada è l’aumento dei prezzi. Nei settori senza una crescita marcata dei volumi, come l’edilizia o la siderurgia, è il prezzo a fare la parte principale.

3. Confronto con i concorrenti

Il terzo punto è leggere la crescita nel contesto dell’intero settore. Ricavi in aumento dell’8 % sembrano positivi a prima vista, ma se il settore nel complesso cresce del 15 % e le società comparabili oltre il 12 %, allora l’azienda resta indietro.

Che cosa guardare sulla bottom line

Il termine bottom line rimanda al conto economico, in particolare all’utile netto. Ecco che cosa dovrebbe seguire ogni investitore.

1. Crescita dell’utile rispetto ai ricavi

Se la crescita dell’utile discende direttamente da quella delle vendite è un segnale positivo: i ricavi più alti si trasmettono subito al risultato.

2. I costi

L’altra leva è un miglior controllo dei costi. Si nota soprattutto quando l’utile cresce più in fretta dei ricavi, il che può indicare costi in calo.

3. Effetti una tantum

Conviene inoltre depurare il risultato da proventi e oneri straordinari e dalle poste non ricorrenti. Così la redditività riflette meglio la gestione ordinaria e non viene distorta da eventi insoliti.

Il margine come raccordo fra le due righe

Il rapporto fra le due righe estreme si può esprimere con un solo numero, il margine. È lui a mostrare quanto resta alla società di ogni euro di ricavi.

MargineCome si calcolaChe cosa rivela
Lordomargine lordo / ricavila forza del prodotto e il pricing
Operativorisultato operativo / ricavil’efficienza della gestione in sé
Nettoutile netto / ricaviquanto resta dopo debito e imposte

Seguire l’andamento del margine nel tempo è più utile che guardarne il livello. Una società con il dieci per cento di margine netto che migliora anno dopo anno è di solito una notizia migliore di una al venti per cento che scivola lentamente.

Il margine svela anche subito il caso descritto sopra: se l’utile cresce più in fretta dei ricavi il margine si allarga, se cresce più lentamente il margine si assottiglia.

Perché utile netto e utile per azione si allontanano

Ai risultati il prezzo reagisce soprattutto attraverso l’utile per azione, l’EPS, non attraverso l’utile netto in sé. La differenza sta nel fatto che l’EPS divide l’utile netto per il numero di azioni, e quel numero cambia.

Quando la società riacquista azioni proprie il numero cala e l’utile per azione sale anche se l’utile netto resta fermo. Funziona al contrario con l’emissione di nuove azioni o con la retribuzione in titoli: la quota degli azionisti esistenti si diluisce e l’EPS scende più in fretta di quanto la gestione giustificherebbe.

Per questo conviene leggere i due numeri affiancati. L’EPS dice quanto spetta alla vostra azione, ma solo l’utile netto mostra se la società guadagna davvero di più.

Utile dichiarato e utile rettificato

Sugli effetti una tantum vale la pena fermarsi più a lungo, perché è qui che chi legge un conto economico sbaglia più spesso.

Accanto all’utile dichiarato le società pubblicano anche un utile rettificato, in inglese adjusted o non-GAAP. Ne vengono tolte le poste che secondo la società non riguardano la gestione ordinaria: costi di ristrutturazione, svalutazione di un’azienda acquisita, oppure retribuzione in azioni.

La situazione ideale per un’azione

La bottom line, cioè l’utile netto, e la top line, cioè i ricavi, possono crescere insieme, ed è lo scenario ideale per le azioni di una società. Significa che l’azienda aumenta i ricavi, primo passo verso la redditività, e allo stesso tempo tiene sotto controllo i costi e gli altri fattori operativi, così che possa salire anche l’utile netto.

Questa combinazione indica una crescita solida e sostenibile. Vuol dire infatti sviluppo senza ricorso a debito pesante e senza diluire gli azionisti, e questo attira sia nuovi investitori sia chi le azioni le ha già.

Le società possono arrivarci per vie diverse. Ricavi più alti nascono da una migliore attività commerciale, dall’ingresso in nuovi mercati, dall’innovazione di prodotto, da acquisizioni o da quote di mercato conquistate. Una bottom line migliore nasce da una gestione dei costi più stretta, da processi ottimizzati, da minori perdite e da investimenti più redditizi.

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