Correlazione coppie valutarie e materie prime

Martin Krpenský Verificato dalla redazione
Pubblicato Aggiornato 13 min di lettura
Due curve di prezzo su un monitor, la correlazione +0,85 passa a −0,12
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Negli strumenti dei broker la correlazione tra coppie valutarie sembra un numero qualsiasi. Dietro quel numero stanno però due mondi diversi.

Una parte dei legami nasce da come le coppie sono scritte. Questi non smettono mai di valere. Gli altri nascono nell’economia reale, perché il Canada esporta petrolio e l’Australia minerali. Lì regge soltanto la direzione. La forza cambia con il periodo e sotto stress di mercato si sgretola.

Questa differenza decide tutto il resto e quasi nessuno la spiega.

Che cosa dice la correlazione e che cosa no

La correlazione è un numero compreso tra −1 e +1. Descrive quanto strettamente due cose si muovono insieme.

Il valore +1 indica un movimento perfettamente parallelo. Il valore −1 uno perfettamente opposto. Lo zero significa che una non guida l’altra. Non significa che le due cose non abbiano nulla in comune.

Se uno strumento mostra più di 1, sta calcolando male. In quel caso non fidatevi nemmeno del resto della sua tabella. Gli strumenti dei broker mostrano spesso lo stesso numero in percentuale, così 0,88 appare come +88%.

Qui nasce il primo errore comune. Una correlazione del +88% non significa che due coppie si muovano nella stessa direzione nell’88% dei giorni. Non è una quota di tempo e non è una probabilità.

La seconda cosa che la correlazione non dice è l’ampiezza del movimento. Due strumenti possono camminare stretti insieme mentre uno oscilla il doppio dell’altro.

Le correlazioni hanno due origini

La correlazione strutturale nasce da come è scritta la coppia. Qui non ha senso verificare se al momento vale. La direzione deve valere per forza.

La correlazione economica nasce da ciò che ogni paese esporta. Qui rientrano il dollaro canadese con il petrolio o il dollaro australiano con i metalli. Stabile è soltanto la direzione. Il numero preciso vale sempre e solo per il tratto di storia su cui è stato calcolato. Quel tratto si chiama finestra. Finestra diversa, numero diverso.

Una tabella pubblicata senza periodo e senza metodo di calcolo non è quindi una scoperta sul mercato. È una misurazione isolata e la volta dopo darà un altro risultato.

Legami strutturali: tre casi in cui la direzione vale sempre

Il cambio è un rapporto. La prima valuta scritta è quella base, la seconda è quella quotata. Un cambio EUR/USD di 1,16 significa che per un euro ricevete 1,16 dollari.

Nel cambio EUR/USD il dollaro è quindi la valuta quotata, non quella base. Sembra un dettaglio. Su questo si regge tutto il resto dell’articolo.

La sterlina sui due lati opposti. In GBP/USD comprate sterline e una sterlina più forte alza il numero. In EUR/GBP pagate in sterline e una sterlina più forte abbassa il numero. Se EUR/USD resta fermo, ogni salita di GBP/USD deve essere compensata da una discesa di EUR/GBP. Non è una tendenza, è una necessità aritmetica.

Il dollaro sui due lati opposti. Lo stesso vale per EUR/USD e USD/CHF. Un dollaro più forte significa meno dollari per un euro e insieme più franchi per un dollaro. La correlazione fortemente negativa non mostra due mercati contrapposti. Mostra soltanto la quotazione.

Qui rientra anche un caso letto spesso male. Tra USD/CAD e GBP/USD esce un numero negativo. USD/CAD dice quanti dollari canadesi costa un dollaro americano, quindi sale quando il dollaro canadese si indebolisce. GBP/USD invece sale quando la sterlina si rafforza. Le due valute possono però rafforzarsi anche insieme. Una delle due quotazioni conta semplicemente al contrario. Convertendo in CAD/USD, il legame con GBP/USD diventa positivo.

Il dollaro come denominatore comune. EUR/USD, GBP/USD e AUD/USD rispondono alla stessa domanda. Quanti dollari costa un euro, una sterlina, un dollaro australiano. In tutte e tre le coppie il dollaro è la valuta quotata. Quando si rafforza, la risposta si riduce in tutte e tre insieme.

L’alta correlazione di queste tre coppie non parla quindi della somiglianza tra economia europea, britannica e australiana. State misurando con tre righelli che hanno la stessa unità. E quell’unità si è mossa.

La Banca dei regolamenti internazionali raccoglie le statistiche delle banche centrali. Ad aprile 2025 ha rilevato che il dollaro sta da un lato dell’89% di tutti gli scambi valutari. Quasi ogni operazione che aprite è quindi in parte una scommessa sul dollaro.

CoppiaCome si muovonoPerché
GBP/USD e EUR/GBPin senso oppostosterlina sui lati opposti
EUR/USD e USD/CHFin senso oppostodollaro sui lati opposti
EUR/USD, GBP/USD, AUD/USDinsiemeil dollaro è ovunque valuta quotata

I legami economici tengono la direzione, non la forza

Il legame tra dollaro canadese e petrolio è documentato, ma più debole di quanto si scriva di solito. A gennaio 2025 la Bank of Canada ha analizzato l’indebolimento del dollaro canadese. Lo ha spiegato con il divario dei tassi di interesse verso gli Stati Uniti e con un premio al rischio. Quel premio è il compenso in più che gli investitori chiedono per correre un rischio. Il petrolio non è stato citato affatto.

Il dollaro australiano reagisce ai prezzi delle materie prime. Sa però allontanarsene per un anno e oltre. Una divergenza così è un decorso normale, non un’anomalia.

Oro e argento stanno nelle tabelle uno accanto all’altro come gemelli. La domanda che li muove è però diversa. L’argento va soprattutto nell’industria, mentre per l’oro una parte grande della domanda è di investimento e lo comprano le banche centrali.

Poi esistono legami per i quali non c’è alcun meccanismo. Una correlazione media tra gas naturale americano e cambio della sterlina non è una scoperta. Il prezzo del gas lo fanno l’estrazione interna, il livello degli stoccaggi e il meteo. Un numero simile non significa nulla. È nato perché due cose scollegate si sono mosse per caso in modo simile per qualche mese.

Perché i numeri delle tabelle spesso non servono a nulla

Sul fatto che una correlazione pubblicata abbia senso decidono due cose.

Su che cosa si calcola. La correlazione va applicata alle variazioni giornaliere del cambio, non ai prezzi grezzi.

Il cambio ogni giorno sale o scende in modo grosso modo casuale. Nell’arco di un anno ne nasce un trend lungo, anche se dietro non c’è nulla. Dai prezzi grezzi misurate quindi soprattutto se le due serie di numeri sono salite per caso nella stessa direzione. Due cose del tutto scollegate arrivano così normalmente attorno a 0,7. Si può provare in un minuto con due colonne in Excel.

Più lunga è la storia che prendete, più lungo è il trend che nasce in entrambe le serie. Il numero falso sarà quindi ancora più alto.

Il rimedio è semplice. Calcolare dalle variazioni percentuali giornaliere. Dare per scontato che lo strumento lo faccia non si può. Le guide diffuse sul calcolo in Excel consigliano di lanciare la funzione di correlazione direttamente sulle colonne dei prezzi.

Quanto è lunga la finestra. AUD/USD e rame al 5 agosto 2026 danno +0,21 su dodici mesi. È un legame debole. Sugli ultimi tre mesi danno +0,69. È un legame forte. Si tratta della stessa coppia e dello stesso giorno di calcolo.

Chi sceglie la finestra in base a ciò che vuole mostrare ottiene entrambe le cose. Le finestre corte per di più oscillano parecchio. Il minimo ragionevole è duecento giorni di contrattazione, quindi circa dieci mesi.

Che cosa mostrano i dati di oggi

Nessuna fonte primaria pubblica una tabella già pronta, quindi ce la siamo calcolata da soli. Il periodo va dal 4 agosto 2025 al 5 agosto 2026. Per le coppie valutarie sono entrate nel calcolo 259 variazioni giornaliere. Calcoliamo dalle variazioni percentuali giornaliere dei cambi di chiusura.

La prima colonna riporta i valori di una matrice di correlazione di dicembre 2024, cioè di una tabella che incrocia tutte le coppie. All’epoca erano valori comunemente citati. La seconda colonna è la finestra annuale attuale, la terza quella più corta di tre mesi.

Coppiadicembre 202412 mesi3 mesi
EUR/USD e USD/CHF−0,77−0,86−0,87
GBP/USD e EUR/GBP−0,90−0,49−0,69
GBP/USD e GBP/JPY+0,88+0,32+0,54
Oro e argento+0,81+0,82+0,80
Petrolio WTI e CAD/JPY+0,54+0,19+0,31
Gas naturale e GBP/USD+0,58+0,13+0,10

La differenza tra i due tipi di legame si vede direttamente nella tabella. EUR/USD e USD/CHF tengono il valore negativo in tutte e tre le misurazioni. A tenerlo è la quotazione, non un accordo tra due mercati.

Anche GBP/USD e EUR/GBP hanno mantenuto il segno negativo, ma la stretta è scesa da −0,90 a −0,49. Qui si vede dove finisce la certezza strutturale. La necessità vale solo quando EUR/USD resta fermo. Nell’ultimo anno l’euro si è mosso molto contro il dollaro e questo ha allentato il legame. La direzione è una certezza, il numero preciso no.

Stessa cosa per GBP/USD e GBP/JPY. La sterlina sta dallo stesso lato in entrambe le coppie. Il movimento di GBP/JPY nell’ultimo anno lo ha però deciso più lo yen che la sterlina. La valuta in comune da sola non basta.

Il legame tra gas naturale e sterlina è invece crollato da +0,58 a +0,13. Tra i due non esiste alcun meccanismo e il valore iniziale era una coincidenza.

Il caso più eloquente è il petrolio. Nel cambio USD/CAD il dollaro canadese è la valuta quotata. Un legame tra petrolio e dollaro canadese si vedrebbe quindi come numero negativo. Su dodici mesi esce −0,04, praticamente zero. Il legame ripetuto da quasi ogni testo sulle valute delle materie prime nei dati dell’ultimo anno non c’è.

Materie prime e valute

Lo stesso calcolo applicato alle materie prime mostra che nemmeno tra loro i legami sono così scontati come si scrive.

Coppia12 mesi3 mesi
Oro e argento+0,82+0,80
Argento e rame+0,64+0,81
AUD/USD e rame+0,21+0,69
Petrolio WTI e USD/CAD−0,04−0,19
Petrolio WTI e USD/NOK−0,07−0,18
Petrolio WTI e gas naturale+0,10+0,16

Oro e argento restano uniti in entrambe le finestre. L’argento è però anche un metallo industriale, quindi cammina pure con il rame. Negli ultimi tre mesi perfino più stretto che con l’oro.

Con il petrolio la corona norvegese finisce come il dollaro canadese. Il legame, che si vedrebbe come un numero negativo marcato, nei dati non c’è. Lo confermano entrambe le banche centrali. La Norges Bank scrive che la corona è più debole di quanto suggerirebbe il prezzo del petrolio secondo il suo stesso modello. Aggiunge che il peso del settore petrolifero sull’economia norvegese dal 2014 in prevalenza scende.

Petrolio e gas naturale sono entrambi energia, eppure non camminano insieme. Il petrolio si scambia a livello globale. Il prezzo del gas lo fanno invece l’estrazione interna, il livello degli stoccaggi e il meteo. È in sostanza un prezzo locale, mentre il petrolio è mondiale.

Il dollaro australiano con il rame è l’esempio migliore di come la finestra cambi la conclusione. Su dodici mesi legame debole, su tre mesi legame forte. Stessa coppia, stesso giorno di calcolo.

I valori valgono alla data del calcolo e continueranno a cambiare. I numeri di dicembre 2024 oggi non valgono più e l’articolo parla esattamente di questo.

Tre posizioni, una sola scommessa

L’errore pratico più frequente suona così. Una correlazione forte è un’occasione per distribuire il rischio. È esattamente il contrario. Una correlazione forte avverte che due posizioni sono una scommessa sola.

Comprare EUR/USD, GBP/USD e AUD/USD sembra tre operazioni su tre continenti. In tutte e tre le coppie il dollaro è però la valuta quotata. È una sola scommessa contro il dollaro divisa su tre biglietti. Ogni biglietto paga il proprio spread, cioè la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita.

Il conto si può fare con precisione. Tre posizioni scollegate si annullano in parte a vicenda, perché una guadagna proprio mentre l’altra perde. L’oscillazione dell’intero conto non è quindi il triplo di una posizione, ma circa 1,7 volte. Appena le coppie si muovono quasi allo stesso modo, l’annullamento sparisce e siete a 2,8 volte. Con una coincidenza perfetta avete semplicemente una posizione tre volte più grande.

La stessa logica vale anche in senso inverso. Comprare EUR/USD e vendere GBP/USD non è una scommessa autonoma in più. È una posizione su EUR/GBP pagata con due spread.

E comprare EUR/USD insieme a USD/CHF non è una copertura del rischio dollaro. È una posizione aperta su EUR/CHF. Proprio quella liquidava i conti il 15 gennaio 2015, quando la Banca nazionale svizzera ha abolito il cambio minimo del franco verso l’euro.

Nelle crisi le correlazioni si sgretolano

I numeri misurati in un periodo tranquillo non descrivono come si comporterà il portafoglio sotto stress.

Si è visto benissimo a marzo 2020. Tra il 9 e il 18 marzo il prezzo dell’oro è sceso del 12%. Cadeva quindi insieme alle azioni. Cadevano anche i titoli di Stato americani e britannici, cioè il secondo tipico rifugio delle crisi. In quella stessa settimana è andato giù quasi tutto ciò che doveva reggere.

L’oro non aveva però perso il suo ruolo. Gli investitori cercavano contante e vendevano ciò che si vendeva più in fretta. Non ciò che aveva meno senso tenere.

Si sono separate anche le coppie in dollari tra loro. Contro la corona norvegese e i dollari delle materie prime il dollaro si è allora rafforzato nettamente. Contro l’euro appena. Contro yen e franco si è invece indebolito. L’assunto che tutte le coppie contro il dollaro camminino insieme è saltato perfino nel segno.

Calcolate quindi la stessa coppia due volte. Una volta sull’ultimo periodo tranquillo e una su marzo 2020. La differenza tra quei due numeri è ciò che un giorno vi sorprenderà. La dimensione della posizione impostatela sul peggiore dei due.

Dove trovare i numeri aggiornati

Presso le fonti primarie i dati sono gratuiti. La Banca centrale europea pubblica i cambi di riferimento dell’euro ogni giorno lavorativo e la storia si può scaricare come tabella.

La Fed americana pubblica i cambi giornalieri in un prospetto chiamato statistica H.10. Gli stessi dati stanno anche in FRED, la banca dati pubblica della statistica americana.

Il procedimento è uguale per ogni coppia. Da due colonne di cambi calcolate le variazioni percentuali giornaliere. In Excel ci applicate la funzione CORRELAZIONE. Accanto al risultato annotate il periodo, la lunghezza della finestra e il numero di osservazioni.

I cambi di fonti diverse non vanno mescolati. Ogni fonte rileva il cambio in un momento diverso della giornata. La BCE nel primo pomeriggio dell’ora dell’Europa centrale, la Fed a mezzogiorno di New York. Mescolandoli, calcolate variazioni su tratti di giornata di lunghezza diversa.

In uno strumento già pronto del broker cercate due cose. Se si può impostare la lunghezza della finestra. E se è indicato da che cosa viene calcolata la correlazione. Quando la metodologia manca, dal risultato prendete al massimo se c’è un più o un meno.

Nelle coppie strutturali questo non è un problema, perché la loro direzione vale a prescindere da quello che mostra la tabella. Nei legami economici conviene invece calcolarsi il numero con le proprie forze. E su una finestra che corrisponde all’orizzonte della vostra operazione.

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