Per un momento lasciamo gli indicatori tecnici e ci concentriamo sulla grandezza di base dell’analisi tecnica: il riconoscimento del trend. Il trend è il punto di partenza da cui gli indicatori si ricavano. In altre parole: prima di mettere mano a un indicatore, stabilite qual è il trend.
E non conta poi molto che cosa operate. Massimi più alti e minimi più alti hanno lo stesso aspetto su una coppia valutaria, sul petrolio e sull’oro, e allo stesso modo sull’indice S&P 500 o sul DAX. Cambiano la velocità del movimento, l’ampiezza abituale delle correzioni e le ore in cui il mercato è aperto — la lettura del trend in sé resta identica. Il procedimento di questo testo lo userete quindi sul forex, sulle materie prime, sugli indici azionari e sulle singole azioni.
Che cos’è il trend
In base alla direzione in cui si muove il prezzo distinguiamo due tipi fondamentali di trend:
- In crescita – uptrend / trend rialzista (bull)
- In calo – downtrend / trend ribassista (bear)
Di trend ne riconosciamo diversi a seconda del periodo temporale e quindi anche del grafico. Li dividiamo in principale, intermedio e di breve termine:
- Trend principale (primario) — la direzione di fondo del mercato. Robert Rhea, che nel 1932 mise per iscritto la teoria, lo descrisse come un movimento che dura da meno di un anno fino a diversi anni e non fissò alcun limite inferiore; il «più di un anno» oggi comunemente citato arriva solo dal manuale di Murphy.
- Trend intermedio (secondario) — la correzione contro la direzione principale. Secondo Rhea dura di solito da tre settimane a tre mesi e cancella dal 33 al 66 percento di quella parte del movimento principale che si è svolta dalla fine della correzione precedente — non dell’intero trend.
- Trend di breve termine — in Rhea le oscillazioni giornaliere nell’ordine di alcuni giorni, raramente più di una settimana. Il limite «fino a tre settimane» è una semplificazione successiva, non la definizione originale. Per tutti e tre Rhea scriveva «di solito», perché descriveva ciò che aveva misurato sugli indici, non dei confini definitori.
Importante è dunque che cosa vogliamo davvero operare – e in quale modo. Nella pratica può succedere che il trend principale sia in crescita – rialzista, quello intermedio dentro di esso in calo – ribassista e il trend di breve termine dentro quest’ultimo di nuovo rialzista. Si tratta quindi di quanto a lungo volete tenere le posizioni. Come abbiamo già accennato, può trattarsi di un trend dentro un trend.
La regola di base dei trader è il trend è tuo amico (il trend è un treno lanciato e in particolare sul forex ha una forza enorme – per questo evitate di operare contro il trend).
- Significa che se identifichiamo il trend giusto e siamo in posizione insieme al mercato, lasciamo correre i profitti al massimo e correggiamo un eventuale ribaltamento con l’ordine stop-loss.
- Al contrario, quando siamo contro il trend, cerchiamo di uscire, possibilmente con almeno un po’ di profitto.
Spesso però capita che il mercato si muova dentro un canale, dove resta temporaneamente bloccato. Salta in su e in giù, ma all’interno della linea-canale non arriva né sopra né sotto questa linea. In un caso simile è molto difficile identificare correttamente la direzione del trend. Quello che è certo è che dopo un movimento del genere il mercato parte con decisione in una direzione – UP or DOWN.
Quali trend abbiamo?
Riconoscere e valutare correttamente la direzione del mercato è uno dei compiti più importanti dell’analista tecnico. Il mercato infatti non si sviluppa in modo lineare, il movimento del prezzo è accompagnato da salite e da discese. Il trend è un processo di più lungo periodo in cui il prezzo va in una direzione – in su o in giù. Tipi fondamentali di trend:
Uptrend
Nel trend in crescita il punto è che chi compra (i tori) prevale su chi vende (gli orsi). La domanda prevale sull’offerta e questo alza il prezzo. La crescita del prezzo non avviene lungo una retta, ma è accompagnata da più aree di salita e di discesa. Per l’uptrend vale che ogni massimo (high) successivo si forma più in alto del precedente e che anche ogni minimo (low) successivo si forma più in alto del precedente.
Downtrend
Nel trend in calo prevalgono sul mercato al contrario gli orsi. In questo caso sul mercato c’è meno domanda che offerta e questo provoca la discesa del prezzo. Anche qui la discesa non è lineare. Il downtrend è caratterizzato dal fatto che ogni high successivo è più basso del precedente. E anche ogni low successivo è più basso del precedente.
Trend line
La trend line, ovvero la linea di tendenza, è una retta che definisce la direzione del movimento sul mercato forex. Nel grafico si traccia come una linea che unisce i massimi oppure i minimi dell’escursione di prezzo. La linea di uptrend è la congiungente dei minimi durante una crescita complessiva del prezzo. La linea di downtrend è invece la congiungente dei massimi durante una discesa complessiva del prezzo. Le trend line si operano in due modi. Il primo modo è operare nella direzione del trend, finché non arriva la rottura della trend line.
Il secondo modo è aspettare la rottura e operare nella direzione del trend che si sta formando. Non è però consigliabile operare solo sulla base di queste linee. È bene avere l’operazione sostenuta anche in qualche altro modo, per esempio da indicatori tecnici o da formazioni grafiche. Tracciare le trend line non è così semplice come potrebbe sembrare. È una faccenda molto soggettiva, perché ognuno può valutare in modo diverso la situazione sul mercato. Due punti delimitano la linea, il terzo tocco che non la rompe è il suo primo test — fino ad allora la si tratta come provvisoria. La conferma però non è un interruttore: più a lungo la linea regge e più tocchi senza rottura raccoglie, più peso ha.
Grafico giornaliero di EURUSD. Ogni massimo (HH) e ogni minimo (HL) successivo si trova più in alto del precedente e la linea tracciata sui primi due minimi tiene il prezzo sopra di sé per il resto del tratto.
Un’ulteriore suddivisione dei trend è quella in trending e trend-less. Ci fermiamo prima sul trend che ci è più vicino ed è più prevedibile, cioè quello trending, e riassumiamo le definizioni alla fine.
- Uptrends (uptrend) – li definiamo come massimi (highs) più alti e minimi (lows) più alti – semplicemente il mercato sul grafico nel periodo dato otticamente si alza, cresce.
- Downtrends (downtrend) – li definiamo come uno schema di highs più bassi e lows più bassi – il mercato cade verso il basso. Uptrend e downtrend sono ben identificabili sul grafico e ci potete applicare sopra le vostre strategie.
- Trend-less – (trend che si perde), è un movimento di tratti irregolari che oscillano in vario modo. Anche qui riconosciamo due modelli, cioè choppy (frastagliato) – è un movimento irregolare di highs più alti e lows più bassi – e sideways (di lato) – una fascia stretta di highs più bassi e lows più alti. Formazioni di questo genere compaiono su un mercato che si muove in un canale laterale.
La stessa coppia in un periodo senza trend. Il prezzo rimbalza tra due livelli, né i massimi né i minimi si spostano e le strategie di trend qui non hanno nulla a cui aggrapparsi.
Come verificare il trend senza disegnare
La trend line è soggettiva e i massimi più alti si vedono sul grafico anche dove non ci sono. Per questo torna utile un secondo controllo, nel quale non conta chi sta guardando: la posizione del prezzo rispetto alle medie mobili. Quando il prezzo si tiene sopra la media a cinquanta giorni e questa sta sopra quella a duecento giorni, si tratta di una disposizione al rialzo; l’ordine opposto corrisponde a quella al ribasso. Le medie reagiscono in ritardo, quindi non vi diranno quando il trend è iniziato — vi diranno se vale ancora. L’incrocio delle due medie ha un nome proprio e lo abbiamo trattato a parte.
Come determinare il trend sul forex
Se guardiamo al trend dal punto di vista della candela (in inglese candle), anche questa si può dividere, in base alla direzione prevalente del mercato, in di trend e non di trend. La candela non di trend possiamo chiamarla, secondo la terminologia originale, doji: il suo tratto caratteristico è che il corpo è molto piccolo o quasi assente. In altre parole, in quel momento né chi compra né chi vende è riuscito a controllare quello che succede sul mercato.
È anche vero che l’ampiezza del corpo della candela doji sul grafico giornaliero o settimanale può essere di alcune unità fino a decine di pip e al contrario sul grafico a cinque minuti solo di decimi di pip. La valutazione della candela è dunque spesso molto soggettiva e dipende sia dal tipo di mercato e dalla volatilità, sia dal time frame scelto.
Candela di trend
Una candela che dalla sua apertura (in inglese open) si muove per la maggior parte del tempo verso l’alto o verso il basso può essere valutata come di trend. In base alla forma complessiva la valutiamo ancora più a fondo. Se l’escursione di prezzo complessiva della candela è grande (l’ampiezza da high a low) e allo stesso tempo il suo corpo è piccolo (da open a close), anche il possibile potenziale di movimento ulteriore, ovvero la forza del trend, è piccolo.
Naturalmente, se guardassimo questa candela dal punto di vista di un time frame più basso, potremmo comunque trovare diversi swing di prezzo che si muovono in un trend laterale. Per la valutazione attuale del grafico sul time frame che abbiamo scelto questo fatto è però irrilevante.
Altri tipi di candele sul forex
Il contrario di quanto detto sopra è la candela di trend con un corpo molto grande, fino all’estremo, che può comparire nelle rotture o nel corso del trend e indica la sua grande forza. Purtroppo spesso non è adatta a operarci: dopo un movimento simile il trend è spesso esaurito e possiamo aspettarci piuttosto una correzione.
Che cos’è dunque l’ideale immaginario per operare? Un’immagine sana del trend è data da alcune candele consecutive in crescita o in calo con corpo di media grandezza e senza alcun estremo, che possono seguire per esempio una formazione di prezzo pullback e throwback.
Grafici
Come abbiamo già accennato, l’analisi tecnica si affida all’individuazione e allo studio dei trend nell’andamento del prezzo degli asset. Per una rappresentazione illustrativa e più comprensibile e per determinare più facilmente i trend si usano i grafici del movimento dei prezzi (in inglese «charts»).
I grafici sono la base dell’analisi tecnica e ogni trader tecnico li deve saper leggere alla perfezione e capire.
Quanto dura in realtà un trend?
Non esiste una definizione generale che stabilisca con precisione che cosa sia ancora un trend e quanta parte del tempo un dato asset passa in trend. Di solito tutti i trader tecnici sui mercati hanno una propria definizione di trend e di quanto tempo il loro asset preferito rimane abitualmente in questo trend.
Dobbiamo ricordarci che il prezzo di nessun asset resta in trend al rialzo o al ribasso per tutto il tempo, che ogni titolo ha dei periodi in cui il suo prezzo si muove in orizzontale. Il movimento orizzontale del prezzo non viene peraltro considerato un trend — è un’area nella quale il mercato sta decidendo.
Il tratto temporale del grafico.
Uno dei problemi nel determinare l’andamento del trend del prezzo è la scelta del tratto temporale che lo rappresenti al meglio e soddisfi i nostri criteri per comprare o vendere.
Se scegliamo un grafico con intervallo, diciamo, orario, possiamo non avere problemi a notare un trend che si sta formando e che al contrario può risultare impercettibile su un grafico con intervallo giornaliero.
Allo stesso modo guardando un grafico con intervallo giornaliero può non risultarci evidente un trend che è invece chiaramente visibile su un grafico con intervallo settimanale. Da qui vediamo quanto è importante scegliere l’intervallo temporale giusto, quello che soddisfa i nostri criteri per operare.
Forza del trend
Un altro segno della forza del trend sulla singola candela è il fatto che il suo open sia molto vicino al suo minimo (in inglese low) e allo stesso tempo la sua chiusura (in inglese close) sia vicina al suo massimo (in inglese high). A favore di un trend forte parla anche un andamento delle candele consecutive in cui tutte quelle che si susseguono hanno sempre open e close più alti nel trend al rialzo, oppure open e close più bassi nel trend al ribasso.
È importante tenere a mente che sul mercato tutto è relativo fino al punto in cui il mercato fa l’esatto contrario di quello che pensavate. In ogni caso, se sul mercato compare una candela non di trend doji oppure una serie di candele doji consecutive, significa che il trend è probabilmente alla fine. Al contrario, una serie di candele doji consecutive con corpo piccolo che hanno close e high via via più alti oppure close e low via via più bassi può significare l’inizio di un movimento di prezzo al rialzo o al ribasso.
Per operare sul forex è poi più opportuno dividere tutte le candele semplicemente dal punto di vista di trend oppure non di trend (vicine come forma alla doji). In questo modo possiamo valutare una stessa candela come non di trend in un trend forte e al contrario come di trend in un trend debole. Così siamo in grado di valutare velocemente se il mercato è sotto controllo di chi compra o di chi vende, oppure se questi due gruppi sono in equilibrio e il mercato comincia a segnare il passo.