Coefficienti alfa e beta di un'azione

Martin Krpenský Verificato dalla redazione
Pubblicato Aggiornato 3 min di lettura
Coefficienti alfa e beta di un'azione
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Alfa e beta sono due indicatori usati per misurare il rischio e il rendimento di un’azione rispetto al mercato. Distribuendo il capitale su più titoli un investitore riduce il rischio specifico, quello legato alla singola società e non all’andamento generale dei listini. Resta invece il rischio sistematico, che nasce da fattori economici, politici e sociali e colpisce tutte le attività quotate. Quello non si elimina con la diversificazione, e proprio per questo chi lo sopporta si aspetta di essere remunerato. Ecco che cosa dicono i due numeri e come si leggono.

Il coefficiente beta (β)

Beta, noto anche come misura di volatilità, descrive il comportamento del singolo titolo mettendolo in relazione con il mercato nel suo complesso e confrontando i due andamenti nello stesso periodo. In sostanza dice quanto il prezzo dell’azione si muove insieme all’indice di riferimento. I valori si classificano così:

  • Beta > 1 = (volatilità più alta) Il titolo si muove nella stessa direzione del mercato, ma con oscillazioni più ampie. È una categoria che espone parecchio quando l’intero listino scende.
  • 0 < Beta < 1 = (volatilità più bassa) Il titolo segue la direzione del mercato con oscillazioni più contenute della media. I movimenti sono meno marcati e le inversioni di tendenza meno frequenti.
  • 0 > Beta > -1 = Il titolo si muove in direzione opposta al mercato, ma in misura limitata. Riguarda i titoli che permettono di operare controtendenza con un rischio moderato, perché la sensibilità ai movimenti del listino resta contenuta.
  • Beta < -1 = Il titolo si muove in direzione opposta al mercato e con oscillazioni più ampie. Interpretarne male il posizionamento può costare caro, mentre una lettura corretta può dare risultati notevoli a fronte di un rischio maggiore.

Beta del titolo Apple nella scheda di sintesi di un portale finanziario, valore 1,29 su cinque anni di dati mensili

Il coefficiente alfa (α)

Questo coefficiente mostra quanto rendimento il titolo produce a prescindere dall’andamento del mercato. Funziona come indicatore del rischio specifico legato a quel singolo strumento. Si esprime in percentuale su base annua, semestrale, trimestrale o mensile e misura la differenza tra il rendimento effettivamente realizzato nel periodo e quello atteso se il prezzo si fosse mosso soltanto in base al beta, cioè al rischio di mercato. Alfa indica quindi come il mercato valuta la performance del titolo rispetto ai rischi che gli sono propri.

Il settore e la dimensione dell’azienda pesano sul fatto che alfa risulti positivo o negativo. Il numero segnala se il mercato considera i risultati della società e del suo titolo diversi dalla media.

Questi sono i valori che l’indicatore può assumere:

  • ALFA = 0 = Situazione di equilibrio, i rendimenti del titolo sono in linea con le attese.
  • ALFA > 0 in aumento = Attese di rendimenti superiori alla media.
  • ALFA > 0 in calo = Possibile ridimensionamento dei rendimenti sopra la media.
  • ALFA < 0 in calo = Si prevedono rendimenti inferiori alla media.
  • ALFA < 0 in aumento = Cambio di attese in senso positivo, con effetti sul prezzo del titolo.

Come si calcolano alfa e beta

I due indicatori partono dallo stesso modello e confrontano il rendimento dell’azione con quello del mercato nel suo insieme.

Beta

β = covarianza (rendimento del titolo, rendimento del mercato) ÷ varianza (rendimento del mercato)

Misura quanto il titolo replica i movimenti del mercato. Un beta di 1,3 significa che a un rialzo dell'indice dell'uno per cento il titolo è salito storicamente di circa l'1,3 per cento, e che allo stesso modo è sceso.

Alfa

α = rendimento effettivo − (tasso privo di rischio + β × premio per il rischio di mercato)

È il residuo che non si spiega né con il movimento del mercato né con il rischio assunto. Un alfa positivo significa che il titolo ha reso più di quanto il suo beta lasciasse prevedere.

Entrambi i numeri si ricavano dalla storia dei prezzi, di norma da cinque anni di dati mensili. Descrivono quindi come il titolo si è comportato, non come si comporterà.

Dove trovare questi numeri

Beta compare nella scheda di sintesi del titolo sulla maggior parte dei portali finanziari, di solito con l’indicazione del periodo di calcolo — nella grande maggioranza dei casi “5Y Monthly”, cioè cinque anni di dati mensili. Alfa si incontra più di rado, perché dipende sia dal tasso privo di rischio scelto sia da quale indice viene preso come mercato. Su un titolo di Piazza Affari il risultato cambia a seconda che il riferimento sia il FTSE MIB o un paniere europeo più ampio.

Attenzione al fatto che i valori cambiano da una fonte all’altra. Periodi diversi, indice di riferimento diverso e diversa frequenza dei dati danno numeri diversi per la stessa azione. Prima di mettere a confronto due società conviene quindi verificare che i dati arrivino dalla stessa fonte e coprano lo stesso periodo.

Cosa alfa e beta non dicono

Beta non dice nulla sulla qualità dell’azienda. Un beta basso significa soltanto che il titolo si muove meno del mercato, e può trattarsi tanto di una società stabile quanto di un’azione poco scambiata, in cui il prezzo si aggiorna di rado.

Un alfa positivo del passato non si trasferisce al futuro. Sulle singole azioni nasce quasi sempre da un evento preciso che non si ripeterà, e una volta considerati i costi spesso non ne resta nulla.

Nessuno dei due indicatori tiene conto del fatto che un’azienda può cambiare natura. Dopo un’acquisizione, un cambio di settore o un forte aumento dell’indebitamento, il beta calcolato su cinque anni di storia descrive una società che non esiste più.

Letti per quello che sono, cioè due sintesi statistiche del passato, alfa e beta aiutano a capire come un titolo ha reagito ai movimenti del mercato e quanto rischio ha comportato rispetto al listino nel suo complesso.

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