Bonus forex senza deposito: perché non esiste più

Martin Krpenský Verificato dalla redazione
Pubblicato 7 min di lettura
Grafico a candele di una coppia di valute sul monitor, con la scritta FOREX BONUS? sopra
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Un tempo funzionava così: il broker accreditava sul conto venticinque o cento dollari per la sola registrazione e con quei soldi si poteva operare senza versare nulla di proprio. Si chiamava no deposit bonus ed era l’offerta più allettante del mercato forex.

Oggi un’offerta del genere, da un broker autorizzato in Italia, non arriva più. Non perché abbia smesso di essere conveniente: è vietata.

Chi ha introdotto il divieto e chi lo mantiene oggi

È un punto che si confonde spesso, anche nei testi che parlano di bonus. L’ESMA ha adottato le restrizioni sui contratti per differenza il 22 maggio 2018 e per i CFD sono entrate in vigore il 1° agosto 2018 (le opzioni binarie erano state vietate un mese prima). Nel pacchetto rientrava il divieto di qualsiasi pagamento e di qualsiasi beneficio, monetario o non monetario, ai clienti al dettaglio.

Solo che, secondo le regole europee, l’ESMA può adottare unicamente misure temporanee, da rinnovare ogni tre mesi. Le ha prorogate tre volte, poi le ha lasciate scadere il 31 luglio 2019 — non perché avesse ammorbidito le regole, ma perché nel frattempo le avevano riprese le autorità nazionali, che possono imporle in via permanente.

In Italia la CONSOB ha adottato il 20 giugno 2019 la delibera n. 20976, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 28 giugno 2019 e applicabile dal 1° agosto 2019 fino a eventuale revoca. Nelle motivazioni la CONSOB scrive esplicitamente che le restrizioni vengono introdotte in via permanente.

In pratica significa due cose. Il divieto resta in vigore, quindi «i bonus li ha aboliti l’ESMA» è solo metà della verità. E chi vuole presentare un reclamo su un broker si rivolge all’autorità nazionale: l’ESMA non ha mai vigilato sui singoli broker e oggi non ha più misure proprie in vigore sui CFD.

Perché il regolatore ha vietato i bonus

Le autorità lo scrivono chiaramente nelle motivazioni delle loro misure: i vantaggi commerciali sono di solito legati a ulteriori condizioni — il cliente deve versare un certo importo ed eseguire un certo numero di operazioni — e distolgono l’attenzione da quanto sia rischioso il prodotto che si sta comprando. Attirano quindi persone che altrimenti un CFD non lo avrebbero comprato.

Il secondo aspetto è ancora più evidente. Quando l’ESMA ha stabilito come i broker devono calcolare la quota di clienti in guadagno e in perdita, ha imposto espressamente di escludere i bonus dal calcolo, perché non corrispondono a somme che il cliente può prelevare. Il regolatore stesso, quindi, non tratta il bonus come denaro reale sul conto.

Una licenza di un altro Paese non salva il broker

Ogni tanto si sente dire che, se il broker è autorizzato a Cipro o in Bulgaria, la delibera italiana non lo riguarda. Non è così. Secondo l’interpretazione dell’ESMA, nella prestazione transfrontaliera il broker deve rispettare sia le regole del Paese in cui è autorizzato sia quelle del Paese in cui si trova il cliente, e quando differiscono vale la più severa.

Una società del tutto fuori dall’Unione europea non ricade sotto queste misure. In compenso non può rivolgersi in alcun modo ai cittadini UE: senza autorizzazione europea può servirli solo se è il cliente a contattarla esclusivamente di propria iniziativa. E l’offerta di un bonus è pubblicità, quindi in quel caso di iniziativa del cliente non si parla.

Che cosa è rimasto fuori dal divieto ed è legale ancora oggi

La regola ha un’eccezione esplicita: le informazioni e gli strumenti di analisi. Il broker non può accreditare denaro, ma può fornire gratuitamente analisi, notizie, strumenti grafici o webinar. È qui che si è spostato il marketing dei broker.

È legale anche un prezzo più basso per tutti. Vietato è legare il vantaggio al volume negoziato o all’apertura del conto; commissioni più basse, che riceve chiunque, sono normale concorrenza di prezzo.

E poi c’è il conto demo, l’unico modo per provare oggi a operare senza soldi propri. Nessuna regola europea lo limita, perché le misure riguardano le operazioni reali, non la simulazione. Presso i broker regolamentati si apre gratuitamente, ma le condizioni variano: quanti soldi virtuali si ricevono e quanto dura il conto lo decide ogni broker per conto proprio.

Una cosa sul demo che conviene sapere prima: un conto demo aperto non è la prova di aver capito il rischio. L’ESMA colloca tra le cattive prassi il caso in cui il broker consideri l’apertura di un demo come prova di conoscenza senza verificare se il cliente lo abbia mai usato.

Azioni gratis sì, bonus sui CFD no

Le promozioni del tipo «azioni gratis per la registrazione» continuano a comparire e non contrastano con il divieto, purché siano legate esclusivamente a un conto con azioni reali. Le misure riguardano i contratti per differenza, e l’acquisto di un’azione vera in portafoglio non rientra nella definizione di CFD. Nel momento in cui lo stesso regalo fosse appeso alla negoziazione di CFD, sarebbe vietato.

Legale non vuol dire però irrilevante. Il regolatore britannico ha testato su più di novemila persone che cosa fanno al comportamento i premi inseriti nelle app: punti ed estrazioni hanno alzato il numero di operazioni del 12 per cento e la quota di operazioni rischiose del 6 per cento, le notifiche sul telefono dell’11 e dell’8 per cento. Hanno reagito più forte i più giovani e le persone con minore educazione finanziaria.

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Che cosa passa per bonus ma bonus non è

Cashback e restituzione di parte dello spread. Sui CFD rientra nel divieto: l’ESMA classifica gli sconti sulle commissioni legati al volume tra i benefici monetari vietati.

Conti finanziati e prop firm. Il modello di un conto finanziato è semplice: si paga un test d’ingresso, si opera in simulazione e la società promette di replicare le operazioni con capitale proprio e di dividere il profitto. Il regolatore belga avverte che le prop firm non hanno alcuna autorizzazione e quindi non possono prestare servizi di investimento: il cliente lì opera su un demo. La CONSOB nel luglio 2024 ha pubblicato un avvertimento in cui riporta segnalazioni su test costruiti in modo da far pagare più volte e su profitti mai corrisposti.

Se comunque ci si imbatte in un bonus

Un’offerta di no deposit bonus rivolta oggi a un cliente italiano significa una di due cose: o si tratta di un broker fuori dalla vigilanza dell’Unione europea, o di qualcuno che sta violando le regole. In entrambi i casi si perdono tutele che altrimenti sono scontate.

  • L’autorità nazionale vigila solo sulle società a cui ha rilasciato l’autorizzazione: su una società senza licenza la sua vigilanza non arriva.
  • Il sistema nazionale di indennizzo degli investitori copre solo le società che vi aderiscono; verso una società non autorizzata il cliente non ci arriva.
  • La risoluzione stragiudiziale delle controversie funziona solo nei confronti degli operatori autorizzati.

A questo si aggiunge che i limiti di leva, la chiusura delle posizioni a margine basso, la protezione dal saldo negativo e l’avvertenza obbligatoria sulla quota di clienti in perdita sono obblighi delle società autorizzate in Europa. Un broker che non li ha non offre un bonus in più: offre negoziazione senza rete di sicurezza. L’autorizzazione di un broker si può verificare nei registri pubblici.

Che cosa portarsi via

Soldi gratis per il forex oggi in Europa non se ne ricevono, ed è un bene: i bonus funzionavano come un’esca, con condizioni che si potevano soddisfare solo negoziando molto più di quanto valesse il bonus stesso. Quel che resta è più onesto: conto demo per allenarsi, analisi gratuite e commissioni più basse da un broker che compete sul prezzo.

Il quadro regolamentare è verificato ad agosto 2026 sulla base delle misure delle autorità nazionali e delle posizioni dell’ESMA.

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