Investitore al dettaglio: chi è e cosa comporta

Martin Krpenský Verificato dalla redazione
Pubblicato Aggiornato 7 min di lettura
Chi è e come si definisce l'investitore al dettaglio
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Quando si parla di investitore al dettaglio, o piccolo risparmiatore, pensate a una persona comune. Ha messo da parte dei soldi e ha deciso di investirli. A differenza di banche e società di gestione non ha una squadra di analisti né strumenti costosi. Cerca di far fruttare i risparmi in modo sensato, per la pensione o per un altro obiettivo.

Questa però è solo una descrizione. Esiste anche una definizione precisa. È la categoria a stabilire quali tutele avete presso l’intermediario.

Cosa dice la legge

Le regole europee non parlano di investitore, ma di cliente. Arrivano dalla direttiva sui mercati degli strumenti finanziari, nota come MiFID II. In Italia le ritrovate nel Testo Unico della Finanza e nel regolamento Consob sugli intermediari. Le categorie sono tre: cliente al dettaglio, cliente professionale e controparte qualificata. L’investitore al dettaglio è la prima.

La definizione è sorprendentemente breve. La direttiva la scrive in una frase sola. Cliente al dettaglio è il cliente che non è cliente professionale. Tutto qui.

Da nessuna parte si parla di soldi o di esperienza. Il dettaglio è infatti lo stato di partenza. Nessuno lo diventa soddisfacendo una condizione. Lo è chiunque non esca da quella categoria di propria iniziativa.

Professionali di diritto sono solo gli enti vigilati e lo Stato. Rientrano banche, assicurazioni, fondi di investimento, fondi pensione, società di intermediazione mobiliare, la Banca d’Italia o la Banca Mondiale. Si aggiungono le grandi imprese che soddisfano almeno due dei tre requisiti:

  • totale di bilancio 20 milioni di euro
  • fatturato netto 40 milioni di euro
  • fondi propri 2 milioni di euro

Una persona fisica in quell’elenco non c’è e non può esserci. Che abbiate cinquemila euro o cinque milioni sul conto, siete al dettaglio. L’unica via d’uscita è una richiesta vostra.

Cosa comporta la classificazione nella pratica

Qui finisce la formalità. Le tutele che avete presso l’intermediario dipendono proprio dalla categoria.

Al cliente al dettaglio l’intermediario deve applicare per intero le regole di condotta. Significa obblighi informativi, test di adeguatezza e appropriatezza, esecuzione degli ordini alle condizioni migliori e rendicontazione periodica. I test verificano se il prodotto è adatto a voi. Al professionale le stesse regole si applicano in misura ridotta.

Sui contratti per differenza, i CFD, la differenza è ancora più netta. Un CFD è un contratto che replica il prezzo di un’attività senza possederla. La Consob, l’autorità italiana di vigilanza sui mercati, è intervenuta con la delibera 20976 del giugno 2019. Per i CFD le misure valgono dal 1° agosto 2019 e riguardano soltanto i clienti al dettaglio. Introducono cinque cose insieme:

  • un tetto alla leva finanziaria, cioè alla possibilità di muovere una somma più grande di quella depositata
  • la protezione dal saldo negativo
  • la chiusura automatica delle posizioni quando il margine scende al 50 per cento
  • il divieto di bonus e incentivi all’iscrizione
  • l’avvertenza obbligatoria sulla quota di conti in perdita
Cosa negoziateLeva massimaMargine
Coppie valutarie principali30:13,33 %
Valute minori, oro e indici azionari principali20:15 %
Altre materie prime e indici minori10:110 %
Azioni singole5:120 %
Criptovalute2:150 %

Questi limiti nascono dall’ESMA, l’autorità europea degli strumenti finanziari. La sua decisione però era temporanea ed è scaduta nel 2019. La Consob li ha quindi ripresi con un provvedimento proprio, che vale ancora oggi.

La differenza tra le due categorie si presenta così.

Cosa otteneteAl dettaglioProfessionale
Tetto alla leva sui CFDno
Protezione dal saldo negativono
Chiusura automatica delle posizioni in perditano
Divieto di bonus all’iscrizioneno
Avvertenza obbligatoria sui conti in perditano
Regole di condotta verso il clienteper interoin misura ridotta
Arbitro finanziario gratuitono
Sistema di indennizzo esterodi solito sìspesso no

Il cliente al dettaglio ha inoltre due appigli quando qualcosa va storto. Le controversie con l’intermediario le decide gratuitamente l’Arbitro per le Controversie Finanziarie, l’ACF. Opera presso la Consob dal 2017 e accoglie i ricorsi dei soli investitori al dettaglio, fino a 500 mila euro di richiesta. Se invece l’intermediario non restituisce il denaro affidato, interviene il Fondo Nazionale di Garanzia. Il massimo è 20 mila euro per investitore.

Il passaggio tra i clienti professionali

Chiederlo si può. La norma però alza tre ostacoli.

Il primo è il test. Dovete soddisfare almeno due dei tre requisiti:

  • in ognuno degli ultimi quattro trimestri avete eseguito in media almeno dieci operazioni di dimensioni significative
  • il vostro patrimonio in denaro e strumenti finanziari raggiunge almeno 500 mila euro
  • avete lavorato per almeno un anno nel settore, in una posizione che richiede la conoscenza di queste operazioni

Il secondo è la forma. La richiesta deve essere scritta e deve indicare a quali servizi si riferisce. Lo status quindi non è generalizzato. Serve anche una dichiarazione separata dal contratto. Con quella confermate di sapere che perdete le tutele.

Il terzo è l’intermediario stesso. Non può dare il consenso in modo meccanico. Deve accertarsi che i requisiti siano davvero soddisfatti e che capiate i rischi.

La strada di ritorno è invece aperta. Se un professionale chiede di tornare al dettaglio, l’intermediario deve accogliere la domanda. Non ha scelta.

Una cosa si confonde spesso. Il Fondo Nazionale di Garanzia italiano esclude chi aveva rapporti particolari con l’intermediario, per esempio i soci rilevanti o gli amministratori. I sistemi esteri invece guardano proprio alla categoria. La cosa riguarda gran parte dei broker di CFD disponibili in Italia, perché hanno sede a Cipro. Il fondo cipriota copre esclusivamente i clienti al dettaglio.

Come investe oggi un investitore al dettaglio

I tempi sono cambiati parecchio. Prima servivano moduli e passaggi complicati. Oggi bastano pochi tocchi in un’applicazione per comprare azioni, obbligazioni o ETF. Un ETF è un fondo quotato in borsa che replica un indice. Le commissioni sono basse e molte piattaforme permettono di comprare frazioni di azione. Per iniziare non servono decine di migliaia di euro.

Commissioni a zero però non significano costi a zero. Si paga la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita. Sulle azioni estere si paga anche la conversione valutaria.

La crescita maggiore è arrivata durante il covid, quando si stava più tempo in casa. Le applicazioni sono colorate e semplici da usare. Questo ha attirato soprattutto le generazioni più giovani.

Preso singolarmente ogni piccolo investitore muove poco. Tutti insieme però il mercato lo spostano davvero. Lo hanno mostrato i casi di GameStop e AMC nel 2021, quando i piccoli investitori si sono coordinati contro i grandi fondi.

Su cosa si regge tutto

Tre cose tornano sempre, per chiunque investa soldi propri.

Distribuzione del rischio. Non mettere tutto in una sola azione né in un solo paese. La via più semplice resta un fondo indicizzato ampio.

Un intento chiaro. Sapere in anticipo perché investite e per quanto tempo. Senza questo è difficile giudicare se un calo sia davvero un motivo per vendere.

Solo denaro libero. Investire una somma la cui perdita non tocca la vita quotidiana. La riserva per qualche mese di spese sta altrove, non in borsa.

L’ultimo punto è il più difficile e non si compra: restare calmi quando i mercati scendono. È proprio lì che il piccolo investitore perde più spesso. Vende nel momento in cui non avrebbe dovuto fare nulla.

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