L’indice S&P 500 viene venduto come una scommessa su cinquecento aziende americane. In realtà è per un terzo una scommessa su sette di esse. Le altre quattrocentonovantatré si dividono ciò che avanza.
Questa concentrazione non è nuova, ma negli ultimi due anni si è accentuata e soprattutto si è rimescolata al proprio interno. La classifica che valeva a fine 2024 oggi non regge nemmeno al primo posto.
Sette aziende che trainano l’indice
La tabella mostra la capitalizzazione di mercato attuale, cioè il valore complessivo di tutte le azioni di una società. È la grandezza da cui si calcola il peso nell’indice e, a differenza della quota percentuale, si può mostrare in tempo reale.
| Società | Capitalizz. |
|---|---|
| 5,27 bil. USD | |
| 4,50 bil. USD | |
| Alphabet (Google) | 4,37 bil. USD |
| 3,76 bil. USD | |
| 3,00 bil. USD | |
| 2,01 bil. USD | |
| 1,52 bil. USD |
Quotazioni indicative e differite.
Insieme queste aziende valgono circa 24.000 miliardi di dollari. Per dare un’idea: è più o meno cinque volte la produzione annua dell’economia tedesca.
Le distanze all’interno del gruppo sono però enormi. NVIDIA da sola vale più di Broadcom e Meta messe insieme. Parlare delle «sette grandi» come di un unico blocco distorce quindi parecchio.
Perché in elenchi simili manca Alphabet
Alphabet sparisce facilmente dalle classifiche delle maggiori società. La colpa è di un tecnicismo nel modo in cui l’indice tratta le sue azioni.
Alphabet, casa madre di Google, ha in Borsa due classi di azioni: GOOGL con diritto di voto e GOOG senza. L’indice le tratta come due voci separate, ciascuna con un peso intorno al tre per cento. Chi costruisce una classifica partendo dalla tabella dei pesi e prende le prime sette righe o salta del tutto Alphabet, oppure ne conta solo una metà.
Ma è una sola azienda. Sommando le due classi, Alphabet è la terza società dell’indice e una delle tre aziende che valgono più di quattromila miliardi di dollari.
Un caso analogo è Berkshire Hathaway con le classi A e B, solo su scala minore.
Che cosa significa il peso nell’indice
L’S&P 500 è ponderato per capitalizzazione di mercato. Il peso di un’azienda non è quindi un premio per la qualità né la decisione di un comitato: è semplicemente la quota del suo valore sulla somma dei valori di tutte le società dell’indice.
In pratica questo significa due cose.
Primo: se mettete mille euro in un fondo indicizzato, circa trecentotrenta finiscono in quelle sette aziende e circa settanta nella sola NVIDIA. Le altre quattrocentonovantatré si spartiscono il resto e alla più piccola tocca all’incirca un euro.
Secondo: i pesi si rimescolano da soli. Nessuno li corregge, cambiano con il prezzo delle azioni a ogni seduta. Se il titolo NVIDIA perde un decimo, cala anche il suo peso e l’indice scende di circa sette decimi di punto percentuale solo per causa sua.
Una tabella dei pesi con percentuali riferite a una singola data invecchia perciò in fretta: quella di dicembre 2024 è diventata inutilizzabile nel giro di un anno e mezzo.
Quanto è cambiato in un anno e mezzo
Il confronto con la classifica di fine 2024 mostra la rapidità con cui il vertice si rimescola:
- NVIDIA è passata dal terzo al primo posto ed è oggi la maggiore società dell’indice.
- Microsoft è scesa dal secondo al quarto posto, nonostante il suo valore sia aumentato.
- Alphabet in quell’elenco non compariva affatto, oggi è terza.
- Tesla era sesta, oggi è ottava e nelle prime sette non rientra.
- Broadcom è salito dal settimo al sesto posto.
In un anno e mezzo nessuna delle sette aziende ha quindi mantenuto la propria posizione, una è uscita dalla classifica e un’altra vi è entrata. Un buon motivo per non prendere nessun elenco del genere come una fotografia definitiva.
Come investire nell’indice
La via più semplice è un fondo indicizzato. L’investitore europeo non può però comprare direttamente un ETF americano: lo impedisce la normativa europea PRIIPS, che richiede al fondo un documento con le informazioni chiave nel formato europeo.
La soluzione sono i fondi europei UCITS che replicano lo stesso indice e si negoziano normalmente sulle borse europee. Tra questi ci sono iShares Core S&P 500 UCITS ETF (CSPX o IUSA), Vanguard S&P 500 UCITS ETF (VUSA) e Xtrackers S&P 500 UCITS ETF. Si scambiano su Xetra, Euronext o alla borsa di Londra, in euro come in dollari.
Nella scelta guardate soprattutto ai costi complessivi. Su un indice così grande e liquido non c’è motivo di pagare più di due decimi di punto percentuale all’anno.
La seconda possibilità è comprare le azioni di quelle società una per una, costruendo cioè una versione ridotta del vertice dell’indice. Sono sette acquisti invece di uno e si evita la commissione del fondo, ma poi tocca a voi seguire quando la composizione cambia.
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Per la speculazione di breve periodo esistono ancora i contratti CFD, per i quali però si paga il mantenimento della posizione overnight e non si possiede l’azione sottostante.
Conclusione
Sette aziende, un terzo dell’indice. Il numero è interessante di per sé, ma è più utile sapere quanto sia instabile quella composizione: in un anno e mezzo si è rimescolata quasi metà della classifica e una società delle sette iniziali ne è uscita del tutto.
Chi compra l’S&P 500 compra soprattutto questo vertice — e con esso il fatto che oggi è più tecnologico che mai. Chi vuole un portafoglio meno concentrato deve rivolgersi a un indice a peso uguale o a un mercato più ampio. L’S&P 500 quella concentrazione non la risolve, la misura.
I dati di capitalizzazione nella tabella si caricano in tempo reale. Le quote sull’indice si basano sulla composizione di marzo 2026; dei rendimenti di lungo periodo parliamo nel testo sul rendimento annuo medio dell’S&P 500.