Le società americane pesano per il 72% dell’indice MSCI World. Chi compra un normale ETF mondiale compra soprattutto azioni statunitensi.
Esistono però fondi che gli Stati Uniti li lasciano fuori del tutto. Li usa chi le azioni americane le ha già da un’altra parte e non vuole ritrovarsele due volte in portafoglio. Qui sotto c’è prima l’elenco dei fondi, poi la spiegazione di cosa contengono davvero e di che cosa li distingue tra loro.
Quali sono questi fondi
Tutti i fondi elencati qui sotto sono UCITS, cioè europei. È un dettaglio che conta, perché i corrispondenti fondi americani un investitore europeo non può comprarli.
| Fondo | ISIN | TER | Dimensione | Proventi |
|---|---|---|---|---|
| Xtrackers MSCI World ex USA 1C | IE0006WW1TQ4 | 0,15% | 6,5 mld EUR | ad accumulazione |
| iShares MSCI World ex-USA (Acc) | IE000R4ZNTN3 | 0,15% | 3,1 mld EUR | ad accumulazione |
| Amundi MSCI World Ex USA Acc | IE00085PWS28 | 0,15% | 0,7 mld EUR | ad accumulazione |
| UBS MSCI World ex USA acc | LU2807512947 | 0,09% | 0,4 mld EUR | ad accumulazione |
| Xtrackers MSCI World ex USA 1D | IE000Z0FC0G5 | 0,15% | 0,2 mld EUR | a distribuzione |
| Amundi MSCI World Ex USA Dist | IE0009BI8Z04 | 0,15% | 0,1 mld EUR | a distribuzione |
| Xtrackers FTSE All-World ex US 1C | IE000YKHGYN2 | 0,15% | 0,05 mld EUR | ad accumulazione |
L’indice seguito è scritto dentro il nome. I primi sei fondi vanno sull’indice MSCI World ex USA, l’ultimo sull’FTSE All-World ex US, che è l’unico del gruppo a contenere anche i mercati emergenti.
La classe ad accumulazione reinveste i dividendi da sola, quella a distribuzione li versa sul conto. Per il resto il portafoglio è lo stesso.
Una parte di questi ETF è quotata anche su Borsa Italiana, sul mercato ETFplus, e si negozia in euro come una qualsiasi azione di Piazza Affari.
I fondi più economici della categoria stanno ancora un gradino sotto. Il BNP Paribas Easy MSCI World ex USA ha un TER dello 0,07%, ma gestisce solo una decina di milioni di euro. Su un fondo così piccolo la distanza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita tende a essere più larga, e si mangia in fretta il risparmio sulla commissione. Accanto a questi c’è poi una manciata di fondi che scelgono le società con criteri propri, dai dividendi al clima fino alla gestione attiva, con commissioni tra lo 0,2% e lo 0,38%.
Attenzione, «senza USA» non significa la stessa cosa per ogni indice
Qui sta la trappola più grossa della categoria. I nomi sembrano intercambiabili, ma il contenuto cambia di decine di punti percentuali di portafoglio.
| Indice | Paesi | Società | Canada | Mercati emergenti |
|---|---|---|---|---|
| MSCI World ex USA | 22 | 755 | sì | no |
| MSCI ACWI ex USA | 46 | 1.933 | sì | sì |
| MSCI EAFE | 21 | 672 | no | no |
| FTSE All-World ex US | 47 | 3.763 | sì | sì |
MSCI EAFE è la sigla di Europa, Australasia ed Estremo Oriente. Lascia fuori sia gli Stati Uniti sia il Canada, quindi non è la stessa cosa di un mondo senza America. In più un fondo su questo indice in Europa non si compra, perché tutti i tracker esistenti hanno domicilio fuori dall’Unione europea.
La differenza pratica è semplice. I fondi sull’MSCI World ex USA tengono solo mercati sviluppati. Chi vuole nello stesso fondo anche Cina, Taiwan, Corea e India deve passare all’FTSE All-World ex US.
Cosa c’è davvero dentro un fondo così
Non è una distribuzione uniforme sul mondo. Il peso maggiore, di gran lunga, ce l’ha il Giappone, che da solo vale un quinto dell’indice MSCI World ex USA.
| Paese | Peso |
|---|---|
| Giappone | 20,47% |
| Regno Unito | 12,92% |
| Canada | 12,21% |
| Francia | 8,72% |
| Svizzera | 8,27% |
| altri Paesi insieme | 37,41% |
Ancora più interessante è lo sguardo ai settori. Il mercato americano è trainato dalle società tecnologiche, qui invece il loro peso è piccolo.
Banche e assicurazioni valgono il 28,36% dell’indice, l’industria il 17,81% e la tecnologia informatica solo il 9,8%. Chi compra il mondo senza America compra soprattutto società finanziarie e industriali.
Si vede anche dalle posizioni più grandi. La società più pesante è ASML, il produttore olandese di macchinari per i chip, con il 2,56%, poi la banca britannica HSBC con l’1,46% e la svizzera Roche con l’1,23%.
Per confronto, la prima società dell’indice americano, Nvidia, da sola pesa il 7,19%. È più delle tre società più pesanti dell’indice senza USA messe insieme. Il rischio legato a una sola azienda dominante qui praticamente sparisce.
I fondi americani non si possono comprare
Negli Stati Uniti esistono fondi con la stessa impostazione e commissioni molto più basse. Vanguard FTSE Developed Markets ha un TER dello 0,03%, Vanguard Total International Stock dello 0,05% e iShares Core MSCI Total International Stock dello 0,07%. Anche le dimensioni sono di un altro ordine di grandezza, perché il più grande di loro gestisce oltre 230 miliardi di dollari.
Un risparmiatore comune, però, da un broker regolamentato non li compra. E non è per un divieto di negoziazione.
Il motivo è il regolamento europeo PRIIPs, in vigore dal 1° gennaio 2018. Prevede che l’intermediario consegni al cliente al dettaglio, prima dell’acquisto, un documento informativo sintetico chiamato KID, redatto nella lingua del Paese. Per un risparmiatore italiano deve quindi essere in italiano. A produrlo è la società che gestisce il fondo. I gestori americani non lo emettono, perché la legge statunitense non glielo impone e il formato europeo chiede proiezioni sui rendimenti futuri che, sotto la vigilanza della commissione americana per i titoli, non forniscono.
Il risultato è che il fondo esiste e viene scambiato ogni giorno, solo che un broker europeo non può venderlo a un cliente al dettaglio. Fino alla fine del 2017 il problema non c’era.
La commissione non è l’unico numero da guardare
Le commissioni tra lo 0,07% e lo 0,15% in questa categoria sono tutte vicine e la differenza, in pratica, si sente poco. Contano di più altre due cose.
La dimensione del fondo. Su un fondo da pochi milioni di euro si scambia poco e la distanza tra prezzo in acquisto e prezzo in vendita è più larga. La si paga a ogni acquisto e a ogni vendita.
La valuta. I fondi sono denominati in euro o in dollari, ma dentro hanno azioni giapponesi, britanniche, canadesi e svizzere. Il cambio di queste valute influisce sul risultato quanto il movimento delle azioni stesse. Una copertura dal rischio di cambio questi fondi non la offrono.
Più a buon mercato degli Stati Uniti, ma il divario si è ristretto
Al 31 luglio 2026 l’indice MSCI USA veniva scambiato a 27,11 volte gli utili e offriva un rendimento da dividendo dell’1,13%. L’indice MSCI World ex USA stava a 19,08 volte gli utili, con un rendimento del 2,55%.
La differenza di valutazione quindi esiste ancora, ma è molto più piccola di quella a cui ci si era abituati negli ultimi anni. I mercati fuori dall’America non sono più a buon mercato nel senso in cui lo erano due anni fa, perché le loro valutazioni sono salite parecchio.
Sui rendimenti di lungo periodo si capisce perché del vantaggio americano si sia parlato tanto. Negli ultimi dieci anni l’indice MSCI World, che l’America la contiene, ha reso il 12,73% l’anno in dollari. L’indice MSCI World ex USA, nello stesso periodo, il 9,54% l’anno, entrambi al netto delle imposte trattenute alla fonte sui dividendi.
L’ultimo tratto di strada però racconta un’altra storia. Nel 2025 l’indice MSCI World ex USA in dollari è salito del 31,85% e nei primi sette mesi del 2026 ha aggiunto un altro 11,44%. A una data diversa i numeri sarebbero diversi, e dal rendimento passato non si ricava quello futuro.
Come si usa in pratica
Un fondo senza USA ha senso come completamento, non come portafoglio intero. Lascia fuori il mercato azionario più grande del mondo, quindi da solo non basta a distribuire il rischio.
Il motivo tipico per comprarlo è pratico. Chi ha già l’indice americano a parte, per esempio con un fondo sull’S&P 500, aggiunge il resto del mondo e decide da sé la proporzione tra le due parti. L’altra strada, cioè un unico fondo globale, è più semplice, ma la quota di America al suo interno la decide il mercato.
Per comprarli serve un broker che li abbia in offerta. Non tutti li hanno tutti, e sui fondi più piccoli della tabella le differenze tra un intermediario e l’altro sono maggiori.